Le Corbusier

Charles-Edouard Jeanneret assunse lo pseudonimo che lo rese famoso nel 1920, riprendendolo dal nome del suo antenato, Le Corbusier.
Nello stesso anno, a Parigi, fu fondata la Revue de L'Esprit Nouveau, ed insieme alla firma del pittore Amodé Ozenfant, comparve per la prima volta quella di Le Corbusier, che ben presto divenne l'architetto più influente del ‘900.
Nato in Svizzera da padre incisore e madre musicista, fu ammesso all'Ecole d'Art della Chaus-de-Fonds frequentando in seguito i corsi supremi di decorazione. Lavorò inizialmente nello studio dell'architetto Perret e costruì la sua prima casa a soli diciotto anni. Persona molto sicura e con idee avanzate, elaborò progetti urbanistici rivoluzionari, dando all'edilizia un impronta ben precisa ancora oggi evidente.
Tra le sue opere più importanti vi sono la casa Atelier di Ozenfant, l'unità di abitazione di Marsiglia e la Cappella Ronchamp.
Il nucleo principale delle sue idee fu l'edificio multiuso ad unità sovrapponibili per la costruzione in grande serie di abitazioni popolari. Elemento innovativo l'uso di un telaio totalmente indipendente dalla pianta della casa. Questo fu caratterizzato dall'inserimento dei "Pilotis" che sorreggendo la struttura permettevano l'uso di finestre a fascia per un'illuminazione unitaria, e facciate liberamente articolate. Esempi del periodo sono il quartiere di Woissenhof di Stoccarda e la Ville Savoye a Poissy.
Negli anni '40 ebbe inizio il periodo "organico" dove, per i suoi progetti, Le Corbusier sviluppò il "Modulor" come unità dimensionale, sistema che dedusse dal corpo umano.
Applicò questo metodo per la casa Raoul a Neuilly-sur-Seine e la casa Sarabhai in India. In lui suscitò interesse anche il design dei mobili e come per l'architettura capì che vi era bisogno di nuove concezioni a partire dai metodi di produzione.
Le Corbusier muore nel 1965 annegando davanti alla costa francese del Mediterraneo.